Investimenti immobiliari ai tempi del Coronavirus: un solido rifugio

L’emergenza Coronavirus ha creato problemi non solo nella salute e nella vita quotidiana delle persone, ma anche ad alti livelli finanziari, come a Piazza Affari e a Wall Street, facendo perdere alla borsa più del 20% rispetto ai massimi toccati di recente. Un brutto colpo per i mercati finanziari.

Il comparto obbligazionario stesso, per quanto possa offrire rifugio ai capitali in cerca di reddito fisso, si mostra oramai saturo. I rendimenti sono diventati negativi lungo le curve fino alle scadenze medio-lunghe, con stati come Germania, Svizzera e Danimarca che si sono ritrovati a non offrire più nemmeno un centesimo di rendimento per alcun loro bond emesso. In pratica, i titoli di stato e del debito corporate sono diventati troppo cari, oltre che costosi solo nel detenerli in portafoglio.

A questo punto, proprio quando il pensiero comune fosse l’incapacità di offrirci valore, invece il mercato immobiliare torna a mostrarsi appetibile. Nelle fasi ordinarie, è comune investire in strumenti finanziari, per una ragione di liquidità. Vendere o acquistare un immobile, è in media un processo dalle tempistiche più dilatate. Posto dunque che l’immobile sia un asset meno liquido di uno di natura finanziaria, quanto sta accadendo in queste settimane sta cambiando la propensione degli investitori.

La liquidità dei mercati finanziari, scontata in condizioni normali, tende a prosciugarsi in fasi complesse come queste. A causa delle vendite a fiumi di azioni e degli acquisti incessanti di bond, si è arrivati in molti casi a non trovare domanda per le prime e offerta per i secondi. La volatilità è diventata un fattore di rischio molto elevato per chi volesse entrare sul mercato azionario o obbligazionario adesso.



Il mercato immobiliare è segnato da una maggiore stabilità. Difficile, anzi impossibile, immaginare che il prezzo di vendita di un immobile crolli del 20-30% nell’arco di qualche giorno o anche mese, mentre è una realtà prevedibile per gli strumenti finanziari.

In aggiunta, l’immobile tende a garantire una rendita pressoché stabile. Prendendo come riferimento il mercato americano, dove nell’ultimo decennio il canone di locazione è cresciuto del 3% all’anno, più della stessa inflazione, l’investimento immobiliare si è mostrato capace di tutelare il potere di acquisto del capitale.

Un altro elemento interessante è che quando Wall Street sprofondava in piena crisi finanziaria tra il 2008 e il 2009, il canone di locazione medio continuava a crescere, pur rallentando. L’affitto tende a rincarare più lentamente quando l’economia va male, ma mai ad arretrare in valore assoluto, come confermano le tre recessioni precedenti negli USA. Addirittura, nella penultima di inizio millennio, vi fu persino un’accelerazione.

In definitiva, la crisi non fa venire meno l’esigenza di avere, vendere o acquistare un’abitazione e per quanto possa ridurre la vivacità del mercato immobiliare, vi sarà sempre una domanda minima disponibile che nei fatti funge da “floor” per i prezzi, cosa che non può dirsi scontata per i titoli finanziari, caratterizzati da maggiore volatilità e improvviso crollo di liquidità negli scambi.

L’immobile tornerà ad essere percepito nei prossimi mesi, o forse anni, come l’investimento a lungo termine sicuro per eccellenza, ossia una certezza anche nei momenti di crisi.

 


Fonte: Investireoggi.it